La Uil Fpl Napoli e Campania: “Bisogna fare presto. Le misure proposte dal Governo siano solo l’inizio di un grande cambiamento. Le istituzioni locali si attivino per un dialogo aperto con noi sindacati CGILFP, CISL FP, UILFPL attivi sul territorio”
Una settimana importante per il tema Sicurezza sul lavoro. Il Governo si dice pronto a prendere decisioni importanti per sanare la piaga delle morti/infortuni nei luoghi di lavoro. Un tavolo decisivo si è tenuto qualche giorno fa a Palazzo Chigi tra il Presidente Draghi e i Sindacati. Tra le misure che saranno adottate per combattere l’emergenza, ci sono maggiori sanzioni per le aziende che non rispettano le regole, un’accelerazione per l’assunzione già programmata di 2mila nuovi ispettori del lavoro e soprattutto l’istituzione di una banca dati unica per gli infortuni. Quest’ultima, proposta proprio dal Segretario Generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, potrebbe rappresentare una chiave di lettura concreta per focalizzare un problema sociale che pone il nostro Paese ai vertici di una classifica mortificante. I dati infatti parlano chiaro. Le denunce di infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2021 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quelli mortali sono stati 772, 95 in più rispetto alla rilevazione di luglio. Gli incidenti mortali riguardanti lavoratrici donne sono passati da 83 a 78 (-6,0%), mentre quelle denunciati dalla componente maschile da 740 a 694 casi (-6,2%). In calo i decessi tra lavoratori italiani (da 700 a 663) e comunitari (da 41 a 25), mentre crescono quelli degli extracomunitari da 82 a 84. Tra i 15-19 anni ci sono stati 2 casi in più, tra i 25-29 anni 5 e tra 40-54 anni, l’aumento più significativo: 43. Calano solo le morti tra i 20-24 anni (-4 casi), i 30-39 anni (-12 casi) e per gli over 55 (-86 decessi, da 435 a 349). Ventinove operai sono morti in 12 incidenti plurimi, 17 dei quali stradali). Lo scorso anno le vittime erano state solo 6, in 12 infortuni, dei quali solo 6 per strada. Nello specifico 2021 i morti in itinere sono passati da 138 a 152 (+10,1%), mentre quelli in occasione di lavoro sono stati 65 in meno (da 685 a 620, -9,5%). La gestione industria e servizi è l’unica a fare registrare un segno negativo (-10,4%, da 721 a 646 denunce mortali). Gli altri settori sono molto più critici: l’agricoltura passa da 70 a 84 denunce (+20,0%), il conto Stato, da 32 a 42 (+31,3%). Particolarmente preoccupanti sono i numeri del Sud (da 165 a 211 casi mortali). In Campania nei primi sette mesi del 2021, da gennaio a luglio, ci sono state, secondo dati Inail, più di 11mila denunce di infortunio sul lavoro (+23,43 per cento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente) e 71 denunce di infortuni mortali (+31,48 per cento rispetto al dato precedente mentre in Italia si registra un meno 5 per cento circa).Nella provincia di Napoli si concentra il 67,3 per cento dei casi della regione. “C’ è bisogno di un’azione sincronizzata che possa rafforzare le sinergie tra enti locali e centrali. Il Governo deve fare di più sul tema sicurezza, prevedendo la sospensione dell’attività delle aziende che violano le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tutte le Regioni devono scendere in campo per arginare questo problema nazionale.” Con queste parole interviene il Segretario Regionale Uil Fpl Napoli e Campania Vincenzo Rescigno. “Noi come sindacato della Sanità Pubblica, Privata, Enti locali e Terzo Settore, ci vediamo coinvolti in prima linea, soprattutto perché dai dati emerge che il settore della Sanità è uno dei più colpiti, vista anche l’emergenza covid. Pieno sostegno dunque alle misure proposte in un tavolo a Palazzo Chigi tra il Premier e sindacati, ma il nostro invito è soprattutto al governo regionale campano di essere più fattivo in una collaborazione con noi sindacati territoriali.” Occorre promuovere una cultura della sicurezza, della Prevenzione e del rispetto delle regole. Dietro ogni morte sul lavoro -continua Rescigno– c’è una responsabilità dovuta o ad un mancato controllo o ad una mancata formazione ed informazione da parte del datore di lavoro. Questo sicuramente anche conseguenza di mancati e ordinari controlli delle attività lavorative dovuti alla carenza di personale tecnico della Prevenzione negli ambienti e nei luoghi di lavoro sempre più evidenti per i pensionamenti. È necessario da subito, dunque, un tavolo di confronto con la Regione per la verifica dell’applicazione di tutte le norme relative sulla sicurezza sul lavoro, e aprire un nuovo dialogo che questa volta sia concreto e volto ad un’operazione territoriale al fine di arginare definitamente questa piaga decennale causata dalle morti “rosse” sul lavoro.”
